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Vecchio 10-03-2011, 16:36   #1
Gian Piero
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ROSACEAE

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La famiglia delle Rosaceae, rappresentata nella flora europea da una grande diversità di forme, include circa 2000 specie distribuite prevalentemente nelle regioni temperate dell'emisfero boreale, che si spingono dalla costa americana del Pacifico fino all'emisfero australe. Essa comprende piante legnose ed erbacee con apparato vegetativo provvisto di foglie sparse con stipole, e fiori pentameri, ciclici o spirociclici, con 5(4) sepali, 5(4-7) petali, 5(n) stami, n carpelli formanti un ovario semiinfero, ma talvolta anche infero o supero.
L'importanza economica delle Rosaceae è enorme. Esse costituiscono una tra le più importanti famiglie del Regno Vegetale per l’uomo. Basti pensare che buona parte della frutta che si consuma nella regione mediterranea proviene da specie appartenenti a questa famiglia, che quindi risulta largamente coltivata. Tra le specie più diffuse si ricordano il melo (Malus domestica), il pero (Pyrus communis), il melo cotogno (Cydonia oblonga), il sorbo (Sorbus domestica), il nespolo del Giappone (Eryobotrya japonica), il nespolo comune (Mespilus germanica), l'azzarolo (Crataegus azarolus), il pesco (Prunus persica), il mandorlo (P. dulcis), l'albicocco (P. armeniaca), il susino (P. domestica), il ciliegio (P. avium), la fragola (Fragaria vesca), il rovo (Rubus ulmifolius), il lampone (Rubus idaeus). Alcune rosacee sono assai diffuse come piante ornamentali, soprattutto le numerosissime varietà del genere Rosa, ma anche il biancospino (Crataegus monogyna), l'agazzino (Pyracantha coccinea), il lauroceraso (Prunus laurocerasus).
Negli ambienti naturali della regione mediterranea le Rosaceae tendono ad occupare vari tipi di ambiente, da quello boschivo mesofilo (Aremonia agrimonioides), a quello termofilo (Rosa sempervirens), dagli ambienti xerici quali le garighe litoranee (Sarcopoterium spinosum), ai prati umidi montani (Potentilla erecta), i prati aridi (Potentilla calabra), i margini dei boschi (Prunus spinosa), i campi coltivati a cereali (Aphanes arvensis).

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Cotoneaster
Il genere Cotoneaster (conosciuto anche con il nome volgare di cotognastro) comprende arbusti, con piccoli frutti simili a mele, che raggiungono un'altezza compresa fra 0,5 e 1,5 metri.
Il fusto è corto e si dirama orizzontalmente a ventaglio, con ramificazioni spesso disposte a spina di pesce, dalla colorazione grigiastra. I rami, inoltre, sono leggermente pubescenti. La scorza degli organi legnosi più vecchi è rugosa e bruno-grigiastra.
Le foglie sono caduche o semipersistenti, piccole (6-12 millimetri di lunghezza) ed hanno consistenza coriacea, forma tondeggiante o ellittica, margine intero e apice acuto. Il colore è verde scuro (in autunno tendono al rosso) e superiormente si presentano lucide. Si inseriscono sui rami con un breve picciolo. I giovani rametti sono grigio-verdastri e tomentosi. Fiori: ermafroditi, larghi 1-1,5 centimetri, colore rosato. Sono posizionati lungo i rami all'ascella delle foglie singolarmente o a coppie. Fioriscono nel periodo fra maggio e giugno. I frutti sono piccoli pomi (bacche) rossastri di forma sferica che nel periodo autunnale-invernale conferiscono alla pianta un particolare effetto estetico e decorativo.

c. lucidus [cotognastro]
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Crataegus
Il C. è un vasto genere comprendenti alberi e arbusti originari delle regioni temperate dell’emisfero boreale dall’Asia, all’Europa al Nord America in genere alti dai 5 ai 15 metri.
Il fusto è ricoperto da una corteccia compatta e di colore grigio. I rami giovani sono dotati di spine che si sviluppano alla base dei rametti brevi.
Le foglie sono lunghe 2-4 centimetri, dotate di picciolo, di forma romboidale ed incise profondamente. L'apice dei lobi è dentellato.
I fiori sono raggruppati in corimbi, che ne contengono circa 5-25. I petali sono di colore bianco-rosato e lunghi 5 o 6 millimetri.
I frutti sono ovali, rossi a maturazione e con un nocciolo che contiene il seme. La fioritura avviene tipicamente tra aprile e maggio, mentre i frutti maturano fra novembre e dicembre. I frutti del biancospino sono edibili, ma solitamente non vengono mangiati freschi, bensì lavorati per ottenere marmellate, gelatine o sciroppi.

c. monogyna [biancospino]
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Malus
Al genere Malus vengono ascritte una ventina di specie distribuite allo stato spontaneo in Europa, in Asia e nell’America settentrionale. Da alcune di esse, soprattutto dalla loro ibridazione naturale, hanno avuto origine le numerose varietà coltivate. Oggi il Melo è l’albero da frutto più diffuso nel mondo e quello maggiormente coltivato nelle zone temperate di entrambi gli emisferi. La specie che più ha contribuito alla costituzione delle forme utilizzate dall’uomo fin dall’antichità è il Malus communis, la cui sottospecie silvestris riveste un ruolo economico di grande rilevanza in Europa. A questa specie coltivata per i frutti, se ne affiancano molte altre apprezzate soprattutto per le loro qualità decorative grazie alla copiosa fioritura primaverile. Morfologicamente il Malus è un pianta alta circa 10-12 metri, con tronco diritto che può svilupparsi in circonferenza fino a 2 metri e che raggiunta una certa altezza si biforca in robuste branche che sostengono una chioma espansa. La corteccia ha colore bruno-cinereo ed è liscia nelle piante giovani, rugosa negli esemplari maturi. Le gemme sono pubescenti, allungate, sottili ed appuntite. Le foglie alterne di colore verde carico hanno forma ovale. I fiori sono riuniti in numero di 4-6 in corimbi accompagnati da una rosetta di foglie. Il frutto come noto, è un pomo: botanicamente esso è un falso frutto, in quanto proviene dall’ingrossamento non del solo ovario, ma anche dei tessuti dell’intero ricettacolo floreale.

m. domestica [melo]
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m. halliana [melo cinese]
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Prunus
Comprende oltre 200 specie, originarie delle zone temperate dell'emisfero settentrionale, arboree e arbustive a fogliame persistente o deciduo, alte fino a 6 m, solitamente con fruttificazione edule e fioriture delicate.
Le specie di Prunus hanno generalmente foglie alterne, semplici, fiori bianchi o rosa riuniti in racemi o corimbi, il frutto è una drupa, con pericarpo carnoso e endocarpo legnoso.
Le specie spontanee in Italia sono 16, tra cui il P. cocomilia diffuso nell'Italia meri***nale, il P. mahaleb noto col nome di Ciliegio canino e il Prunus spinosa, noto anche come Prugnolo, spontaneo in tutt'Italia.
Tra le specie rinselvatichite, ornamentali, o che interessano l'arboricoltura da frutto per la produzione di frutta per il consumo fresco o la conservazione e trasformazione industriale vi sonole notissime e numerose varietà di piante da frutta come il susino, l'albicocco, il mandorlo, il pesco, il ciliegio, il lauroceraso; tra le piante ornamentali, ricordiamo il gruppo dei ciliegi giapponesi, come il P. serrulata, il P. subhirtella, il P. grayana, il pesco cinese il P. davidiana, l'albicocco giapponese P. mume, tutte piante arbustive di modeste dimensioni con lunghi rami ricoperti da numerosi fiori singoli o doppi, di colore bianco, violetto o rosato.

Link al thread di Andrea sul Genere Prunus >> http://master-bonsai.com/forum/showthread.php?t=730

p. armeniaca [albicocco]
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p. avium [ciliegio]
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p. cerasifera [mirabolano]
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p. dulcis [mandorlo]
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p. mahaleb [ciliegio canino, ciliegio di S.Lucia, Marasca]
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p. mume [albicocco giapponese]


p. padus [ciliegio a grappoli]
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p. persica [pesco]
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p. spinosa [prugnolo]
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Pyracantha
Il genere P. comprende arbusti da giardino di origine cinese. Le piracante sono arbusti da siepe o da gruppi informali da giardino apprezzati per la bianca fioritura estiva a mazzetti, soprattutto per le masse di lucenti bacche gialle, rosse o arancione, amate dagli uccelli, che appaiono a fine estate e perdurano fino all’inverno. Ha foglie semi-persistenti, piccole, oblunghe, verde scuro sopra, grigie sotto. In natura può raggiungere un’altezza di 4 metri. Queste qualità estetiche, unitamente alle lucidi e verdi foglioline ovali, le rendono altrettanto decorative come bonsai.
Ha portamento eretto, i sottili fusti di colore marrone scuro tendono a svilupparsi in maniera abbastanza disordinata, producendo una densa chioma tondeggiante; sono munite di lunghe spine acuminate.

p. coccinea [piracanta, agazzino]
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Pyrus
Il genere P. comprende specie arboree e arbustive con fioritura delicata e variamente colorata.
Sono alberi di medie dimensioni, che raggiungono i 10-17 metri. La maggior parte dei Pyrus sono decidui, ma una o due specie nell'Asia sud-orientale sono sempreverdi.
Le foglie sono lunghe circa 2-12 cm, di colore verde lucido in alcune specie, argenteo-pelose in altre; la forma delle foglie varia dall'ovale al lanceolato stretto.
I fiori sono di colore giallo o rosa bianco e raramente tinto, di diametro 2-4 cm e hanno cinque petali. Sbocciano fra aprile e maggio, fino ad una quota di 1.000 metri.
Il frutto è comunemente chiamato pera;
Il significato simbolico attribuito ai fiori del pero, richiama in genere l'idea della "felicità dopo una gioiosa promessa"; infatti la bella fioritura del pero è il sicuro prelu*** all'abbondante raccolto di questi squisiti frutti che nel nostro paese raggiungono una notevole produzione.
Il nome scientifico Pyrus riprende l'antica denominazione latina data a queste piante, già note e coltivate nel 3000 a.C., come testimoniano alcuni reperti fossili. Si parla del pero nell'Odissea; e alcuni scrittori dell'antica Roma erano in grado di descrivere diverse varietà di questi alberi, apprezzati e conosciuti anche dagli Egizi.

p. communis [pero comune]
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p. pyraster [perastro]
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Rosa
Il genere Rosa, che da il nome alla famiglia, comprende circa 150 specie, numerose varietà con infiniti ibridi e cultivar, originarie dell'Europa e dell'Asia, di altezza variabile da 20 cm a diversi metri, comprende specie cespugliose, sarmentose, rampicanti, striscianti, arbusti e alberelli a fiore grande o piccolo, a mazzetti, pannocchie o solitari, semplici o doppi, frutti ad achenio conutenuti in un falso frutto (cinorrodo); le specie spontanee in Italia sono oltre 30 di cui ricordiamo la R. canina la più comune, la R. gallica poco comune nelle brughiere e luoghi sassosi, la R. glauca frequente sulle Alpi, la R. pendulina comune sulle Alpi e l'Appennino settentrionale e la R. sempervirens.
Il nome, secondo alcuni, deriverebbe dalla parola sanscrita vrad o vrod, che significa flessibile. Secondo altri, invece, il nome deriverebbe dalla parola celtica rhood o rhuud, che significa rosso.
Già nell'antichità la coltivazione della rosa era diffusissima, sia come piante ornamentali che per le proprietà officinali ed aromatiche con l'estrazione degli oli essenziali.
Sono state le specie spontanee che hanno fornito nel passato le prime varietà coltivate; come la R. canina arbusto con fiori semplici di colore rosa-pallido e steli ricoperti di spine uncinate; e la R. gallica di piccole dimensioni con rami poco spinosi, con fiori semplici color rosa-intenso, che diedero origine a forme dal fiore doppio, non rifiorenti.
Alla fine del 1700, fu introdotta in Europa la R. semperflorens nota come Rosa del Bengala dai fiori piccoli e riuniti in mazzetti, rifiorente, con varietà a fiore semplice o semi-doppio di vari colori.
All'inizio del 1800 fu introdotta in Europa la R. indica var. fragrans nota col nome di Rosa Tea originaria della Cina e nota anche come R. chinensis dai fiori doppi e rifiorenti.
Dagli incroci tra R. gallica e R. indica var. fragrans si ottennero nel 1840 gli ibridi rifiorenti, che sostituirono rapidamente le varietà fino ad allora coltivate, con fiori grandi, pieni, rami lunghi e forti con grosse spine, rustiche, alcune varietà di questo gruppo vengono ancora oggi coltivate, mentre le varietà meno rustiche poco resistenti al freddo, con chioma troppo fitta e steli deboli non in grado di sopportare il peso dei fiori, della R. indica fragrans furono presto abbandonate.
Le numerosissime cultivar oggi in commercio sono state ottenute da complesse e spesso segrete operazioni di poli-ibridazione che ne rendono difficile la classificazione anche dal punto di vista florovivaistico.

ROSA
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Sorbus
Il genere Sorbus (genericamente Sorbo) comprende alberi e arbusti originari dell’Europa e dell’Asia nei boschi e nei luoghi rocciosi (nella regione mediterranea è diffuso anche sui monti).
A seconda della specie può essere un arbusto o alberello o anche un albero alto fino a 12m, ha la corteccia grigia con chiazze bianche; rami giovani pubescenti, poi glabri, bruno-rossicci.
Le foglie sono alterne, picciolate, semplici, spesso coriacee di forma da ellittica ad ovata con apice acuto e margini irregolarmente seghettati. Hanno la pagina superiore color verde-scuro, quella inferiore color argenteo
Ha infiorescenze a corimbi eretti di 5–8 cm con fiori bianchi. Fiorisce a maggio-giugno.
I frutti sono pomi ovoidali o rotondi, di dimensioni variabili da 1 a 3 cm a seconda della specie, rosso aranciati quando maturi.
I frutti del sorbo domestico sono entrati in passato a far parte dell'alimentazione umana, ma oggi non vengono più consumati comunemente. I frutti di alcune specie sono stati usati in erboristeria sin dall'antichità, soprattutto per il loro alto contenuto di vitamina C. Il legno di alcune specie trova vari utilizzi. A scopo forestale, le specie usate sono il sorbo degli uccellatori, il sorbo ciavardello e il sorbo montano. Ed è inoltre un ingrediente essenziale per l'idromele.

s. aucuparia [sorbo]
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Spirea
Spirea è un genere di piante dal portamento arbustivo, con fusti sottili, poco ramificati, coltivate a scopo ornamentale. Le foglie sono decidue, dentate o lobate, spesso picciolate. I fiori sono bianchi o rosati, piccoli e raccolti in vistose infiorescenze, i frutti sono piccole capsule. Fioriscono dall'inizio a metà primavera, a seconda delle specie.
Originarie dell'Asia, sono diffuse come pianta coltivata nei giardini dell'area mediterranea, anche nelle zone urbane in quanto sono molto resistenti all'inquinamento atmosferico.
La Spirea ulmaria è la pianta da cui è stato estratto per la prima volta l'acido acetilsalicilico, ed è usata in erboristeria. Il nome del genere deriva dalla caratteristica forma a spirale che prendono i fiori sull'infiorescenza.

s. japonica [spirea]
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