Innestando un kuromatsu

L’innesto delle conifere come ginepri e pini, risulta essere una tecnica molto utile ed importante, sia al fine d’ottenere nuova vegetazione arretrata nei siti desiderati, che per migliorare la vegetazione come spesso accade ad esempio sui ginepri ad aghi (tosho) che vengono innestati a squama (Itoigawa). Questa procedura d’innesto richiede la conoscenza di alcune tecniche e nozioni molto importanti al fine di garantire una buona riuscita. Nell’articolo che segue documenterò lo sviluppo di un pino nero giapponese (kuromatsu “P. thunbergii”) che seguo dal 2013 quando vivevo in Giappone presso il vivaio del mio maestro Nobuichi Urushibata.

La pianta presentava un tronco estremamente vecchio, con bel movimento molto naturale e rami primari tutti nei punti giusti. Necessitava però di un corretto intervento d’innesto, al fine di far arretrare la vegetazione (rami lunghi) proseguendo così la sua costruzione nel migliore dei modi. Le piante che si decidono d’innestare, devono essere sempre in ottima salute e non venir rinvasate in concomitanza dell’esecuzione degli innesti, questo per poter vantare d’una maggiore forza alla ripresa vegetativa che garantirà una migliore percentuale di successo. Prima di eseguire gli innesti è buona precauzione eseguire uno o più trattamenti fungini alla pianta con dei prodotti sistemici. E’ altresì importante che tutti gli attrezzi utilizzati siano sterili e ben affilati (i tagli non devono avere sbavature).

Questi innesti sono stati eseguiti nel mese di dicembre, ma è possibile innestare i pini sino alla metà di febbraio senza problemi. Ovviamente dopo l’esecuzione di questi, la pianta dovrà essere protetta in serra fredda nei climi rigidi.

Sono state lasciate crescere liberamente delle cacciate forti apicali, per poterle usare come marze, avendo programmato l’innesto già in precedenza. Vanno sempre usati germogli forti e vigorosi che presentano delle belle gemme apicali.

Foto sopra: prelievo di una marza dalla zona apicale.

Successivamente la marza va ripulita dagli aghi di troppo, tagliandoli alla base, e lasciandone 5-7 coppie a corona. Questo al fine di limitare la sua disidratazione sino a che i tessuti cambiali non si salderanno tra di loro.

Foto sopra: eliminazione degli aghi in eccesso.

La marza va quindi avvolta con un apposito nastro a base di cellulosa biodegradabile che impedisce il suo disidratamento fino a che l’innesto non si sarà saldato. Questo tessuto è molto elastico e per tenderlo è preferibile farsi aiutare da una seconda persona.

Foto sopra: avvolgimento della marza nel tessuto di cellulosa.

Il taglio sul portainnesto (o ramo), deve essere eseguito con estrema precisione e deve essere superficiale, al fine di avere a disposizione maggiore superficie cambiale possibile da mettere a contatto con la marza. Prestare molta attenzione in questa operazione, sia per non correre il rischio di poter danneggiare il tronco che per evitare di farsi male.

Foto sopra: esecuzione del taglio sul ramo che ospiterà la marza.

Il taglio della marza è uno degli elementi più importanti per poter vantare una maggiore percentuale di successo. Il taglio deve essere fatto più lungo da un lato (quello che andrà verso il lato interno del taglio sul portainnesto) e più corto dall’altro (quello che andrà verso il lato esterno del taglio sul portainnesto). Inoltre non bisogna mai toccare con le dita la superficie cambiale esposta perché gli oli o batteri presenti sulla pelle possono danneggiare i tessuti cambiali.

Foto sopra: preparazione del taglio della marza.

Quindi la marza così pronta per venir inserita, va messa all’interno del taglio precedentemente realizzato sul portainnesto. Durante tale operazione ci si aiuta con un coltello per aprire il taglio del portainnesto sino a constatare che i due elementi stanno mettendo a contatto la maggiore superficie cambiale possibile. Per concludere si mette un piccolo quantitativo di mastice in pasta fuori dall’innesto e si stringe il tutto sempre con l’apposito nastro di cellulosa biodegradabile.

Foto sopra: l’innesto ultimato.

Foto sopra: un’altra marza dopo essere stata inserita nel apposito sito realizzato sul tronco.

Foto sopra: realizzazione di un altro innesto.

Foto sopra: quando è necessario innestare su di un ramo o tronco molto spesso e vecchio, invece che utilizzare il coltello per realizzare il taglio, è preferibile usufruire di un apposito scalpello adatto all’operazione. Ovviamente dopo aver eliminato in precedenza la corteccia superficiale.

Sul pino sono stati eseguiti circa 15-20 innesti nel dicembre 2013.

Foto sopra: il pino al termine delle procedure d’innesto.

E’ molto importante la coltivazione della pianta nel corso della stagione successiva dopo essere stata innestata. Bisogna mantenerla in ottima salute e vigore, limitando la dominanza apicale dove necessario. Sino a che gli innesti non cominceranno a crescere, rompendo la pellicola di cellulosa, è necessario mantenere la pianta in un ambiente non troppo soleggiato, specie durante la primavera quando le temperature si cominciano ad alzare.

Nel novembre 2015, a distanza di un anno, si è potuto riscontrare che tutti gli innesti sono andati a buon fine, ad eccetto di uno che è seccato. Di certo ci si può ritenere soddisfatti del lavoro svolto. In tale occasione si sono eliminati i rami lunghi mantenuti in precedenza perché non più necessari ed inoltre si hanno realizzato altri 5 innesti.

Foto sopra: alcuni dettagli degli innesti attecchiti che crescendo hanno rotto la pellicola di cellulosa che gli avvolgeva.

Foto sopra: gli innesti forti, vengono liberati dal nastro che gli manteneva stretti al ramo, in quanto ormai consolidati.

Foto sopra: la pianta dopo gli interventi eseguiti nel novembre 2015, i rami lunghi non necessari sono stati rimossi, la vegetazione pulita e sono stati realizzati altri 5 innesti. Si comincia a vedere la futura struttura della pianta.

Un anno più tardi, nel dicembre 2016, la pianta presenta una forma ancor più ordinata e delineata. Questo perché gli innesti, dopo due anni di libera crescita, erano pronti per essere filati. Pertanto è possibile dare la prima vera impostazione al pino. Anche l’innesto apicale, con il quale si ha abbassato la pianta, ormai era pronto per essere completamente liberato.

Foto sopra: eliminazione del nastro che teneva in sicurezza l’innesto apicale.

Foto sopra: si liberano del tutto anche gli altri innesti che non erano ancora pronti l’anno precedente.

Foto sopra: dettaglio della filatura di alcuni innesti ormai forti dopo due anni di crescita.

Foto sopra: il pino dal fronte al termine dell’impostazione eseguita nel dicembre 2016.

Foto sopra: il retro del pino.

Foto sopra: vista dall’alto del pino.

Foto sopra: prima e dopo per un rapido confronto.

L’innesto delle conifere viene spesso messo in disparte perché ritenuto complesso o di lunga attuazione, spero che questo articolo possa esortare il maggior numero di persone a cimentarsi con questa tecnica per sorprendersi loro stessi di quanto rapida sia la costruzione con l’innesto in termini di anni bonsaistici. Chiunque abbia dubbi o desideri dei chiarimenti, non esiti a contattarmi.
Un saluto a tutti!


Commenti

2 risposte a “Innestando un kuromatsu”

  1. Avatar Vincenzo Antonio Bandello
    Vincenzo Antonio Bandello

    articolo molto interessante!

    1. Felice di essere stato utile:)

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